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Qualità e velocità grazie al PSO
Le procedure per certificarsi secondo il Process Standard Offset

A dispetto del difficile momento attraversato dal mercato delle arti grafiche, esiste qualcuno che crede così fortemente nel suo lavoro da decidere di investire tempo e denaro per «certificare Pso» la propria azienda. Si tratta della tipografia Rumor di Vicenza [www.rumor.it].

Cosa significa certificarsi secondo il Process Standard Offset? Il Pso raccoglie la descrizione delle procedure standard orientate alla produzione industriale dei lavori stampati [www.pso-insider.de]. Cioè è conforme a quanto stabilito dalle norme internazionali Iso 12647-2 e viene seguito dall’ente tedesco di ricerca Fogra [www.fogra.org] o dalla svizzera Ugra [www.ugra.ch]. Utilizzare il Pso significa garantire la qualità nella produzione di un elaborato, dalla sua creazione alla restituzione finale stampata. Far aderire il proprio processo di lavorazione agli standard internazionali (definiti dalle norme Iso) vuol dire mettere in discussione abitudini consolidate con fornitori, metodologie di lavoro, materiali e modalità di controllo. L’acquisizione della consapevolezza su che cosa vuol dire un lavoro allineato agli standard industriali, rispetto alla casualità che regna all’interno di un’azienda tipografica, implica mettere in discussione la spesso sbandierata artigianalità del processo tipografico. Un’artigianalità che in qualche caso è motivo di ottima qualità, ma che, nella media, è sicuramente al di sotto di quanto è oggi ottenibile stampando secondo standard corretti.

Aderire agli standard: il processo di normalizzazione

Come si fa a produrre un elaborato grafico secondo la normativa Iso attuale? Vediamo di suddividere il tema in più argomenti partendo dagli inchiostri, per poi passare alle curve tonali e al punto di bianco della carta.

Inchiostri

Semplificando un po’ le varie fasi, diciamo che il primo passo è quello di utilizzare inchiostri il cui colore, a una certa densità, è in tolleranza rispetto a quanto stabilito dalle norme. In altre parole occorre attrezzarsi di uno spettrofotometro (lo strumento utilizzato per leggere il colore) al fine di capire se la serie di inchiostri utilizzata è in grado di «copiare» o meno i colori primari stabiliti dalla norma Iso.

Curve di riproduzione tonale

La seconda specifica, un po’ più complicata della prima, è quella che richiede di «copiare» le curve di riproduzione tonale per i 4 colori di stampa. Per esempio nel caso della stampa su macchina piana con carta patinata lucida, le curve stabiliscono che al 50% il guadagno del punto (o schiacciamento) sullo stampato sia del 14% circa, con una certa fascia di tolleranza, e via via per ognuna delle percentuali di retino da 0 a 100. Punto di bianco della carta Anche questo deve stare all’interno di certi valori, stabiliti dalle norme internazionali, con una certa tolleranza, e anche per questo valore, come per quelli colorimetrici, ciò che si misura è il colore. Scritto in maniera sintetica sembra tutto molto semplice, ma in realtà inchiostri, carta e curve tonali devono essere scelti con accuratezza e competenza, e, spesso, la modifica delle curve va fatta sul Ctp, con conseguenti implicazioni legate alle lastre e al flusso di lavoro. Insomma, alla fine tutto il processo di produzione viene coinvolto per adeguare le proprie attrezzature nella riproduzione degli standard Iso.

Va infine detto che comprendere con precisione le variabili che influenzano la restituzione di un elaborato grafico significa poter intraprendere con maggiore competenza quanto invece non è normato dagli standard Iso, per raggiungere livelli di eccellenza ancora una volta ripetibili, il cui costo sul mercato dovrà essere sicuramente diverso da una stampa standard. Forse anche qui si possono creare nicchie interessanti di lavoro difficilmente raggiungibili da chi è lontano da questo tipo di cultura.

Quando un foglio macchina è standard

Per comodità prendiamo il rapporto generato dal software Alwan Print Verifier [www.alwancolor.com] per analizzare quali siano i controlli da fare per stabilire quando un foglio macchina rispetta lo standard Iso per quel tipo di materiale 1 . La procedura prevede che venga letta la scala a bordo foglio, dove devono esserci i colori pieni, e la gradazioni da 0 a 100 a passi di 10 o di 5 per ognuno di questi. La lettura dovrà essere fatta con uno spettrofotometro e a foglio asciutto. Da questa lettura spettrofotometrica si ricavano: i valori Lab dei colori primari (ciano, magenta giallo, nero) e il valore delle sovrapposizioni (rosso, verde, blu). Le sovrapposizioni non sono «normate» anche se è utile verificare sempre che la loro distanza colorimetrica dai valori standard non sia troppo elevata come può succedere con alcune serie di inchiostri; il bianco carta; dai valori colorimetrici retinati vengono ricavate le curve tonali che devono essere anche queste all’interno di una fascia di tolleranza. L’ultima cosa che viene verificata è la massima differenza di dot gain tra gli inchiostri colorati sulle curve tonali che, viste le ampie tolleranze delle stesse, potrebbero portare lo stampato a una pessima bilancia dei neutri. Per certificare la capacità della propria azienda nel riprodurre gli standard industriali oltre alla riproduzione del cosiddetto «foglio OK» (le cui misurazioni sono quelle riportate nelle tabelle di queste pagine) bisogna mantenere entro certo tolleranze di variabilità anche una tiratura di 5mila fogli. A tal fine vengono estratti durante la tiratura 3 fogli ogni 500. La analisi delle letture su questi fogli fornisce le tolleranza della tiratura che non deve presentare, tra «foglio OK» e fogli analizzati, differenze colorimetriche di più di 5 ΔEab, oltre a una costanza dei dot gain e una tenuta del registro.

Il parere dell’azienda

Per la tipografia Rumor di Vicenza abbiamo chiesto a Gaetano Dal Toso, direttore dello stabilimento, un parere sulla scelta di certificazione. «La nostra azienda opera come tipografia dal 1881, un’azienda storica che da sempre stampa con alta qualità. La filosofia è sempre stata quella di tenere in ordine le macchine e i processi che portano alla stampa finale», afferma Dal Toso. «Aziendalmente ci siamo posti la domanda se spendere soldi per una certificazione che in Italia hanno in pochissimi. Approfondendo l’argomento, ci siamo resi conto che la strada della certificazione ci avrebbe portato a realizzare quello che per tutti noi stampatori è sempre stato un sogno: un avvio macchina velocissimo, magari per un importante catalogo di mobili o piastrelle che abbiamo, sì, acquisito da un nostro cliente affezionato, ma al prezzo “suggerito” dalla concorrenza. E che magari in seguito ci ritroveremo a ristampare alle stesse condizioni economiche e tecniche. Da qui il bisogno di seguire un percorso codificato, ripetibile e sicuro, che garantisca profitto». «Oggi è aumentata la percentuale di file dei clienti costruiti in modo standard», conclude Dal Toso. «I programmi di prestampa impostati correttamente sono in grado di fornirci tutte le informazioni utili e necessarie allo scopo di un avvio macchina veloce.

Ecco che grazie al percorso suggerito dalla certificazione, prima ancora di ricevere il diploma, siamo stati in grado di raggiungere l’obiettivo di industrializzare meglio la nostra attività con il conseguimento di livelli di produttività e di standard qualitativi elevati ma senza dimenticare la ripetibilità del processo. Ecco perché noi della rumor abbiamo acquisito un metodo e scelto di certificare la nostra attività: prima per noi, poi per il cliente».

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Conclusioni

Guardando le tabelle di Fogra, sicuramente si è tentati di giudicare la certificazione come un esercizio tecnico, e da un certo punto di vista potrebbe anche essere così. Bisogna anche considerare che, oggi, gli applicativi di prestampa e le prove colore sono oramai standardizzate sul riferimento del Fogra 39 (offset piana per carte di tipo 1 e 2), e se lo stampatore vuole riprodurre velocemente le prove colore fornite, deve per forza stampare nelle modalità stabilite dalla norma Iso 12647-2. Le considerazioni della tipografia rumor sulla velocità dell’avviamento quando tutto è a norma, devono fare riflettere sui benefici reali che un’azienda tipografica può avere in termini di produzione quando tutto il processo di stampa viene mantenuto entro le tolleranze stabilite. Peraltro oggi esistono sistemi automatici (per esempio Alwan Print Standardizer) che permettono di seguire l’instabilità tipica del processo di stampa, mantenendo le curve di riproduzione tonale sempre all’interno delle tolleranze richieste dalla norma. Se ragioniamo in modo imprenditoriale, certificarsi vuol sicuramente dire cambiare il modo di produrre con maggiore velocità, sicurezza e competenza, indipendentemente dalla macchina di stampa in uso. In questi ultimi anni in Italia si è invece assistito a investimenti in capacità produttiva, con acquisti di macchine più grandi e veloci, più che in produttività del processo, e ciò non ha sicuramente aiutato il momento difficile che il mercato della stampa sta attraversando.

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Aggiornato al 4 Luglio 2011