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Stampare su carte naturali
Come prevenire i problemi di stampa nelle carte uso mano

Negli ultimi anni non è difficile incontrare stampati prodotti su carte naturali. Sempre più spesso si assiste all’utilizzo delle carte pregiate tipiche delle riproduzioni artistiche anche nella moda o nel settore del mobile. Sono prodotti difficili da gestire per chi stampa, dove la capacità di «adattare» le riproduzioni tonali e i soggetti al materiale giocano un ruolo primario nell’ottenere un risultato di pregio. D’altra parte l’esasperata ricerca del minor costo da parte della clientela induce le aziende di stampa a cercare di trattare in modo industriale prodotti che in passato venivano gestiti artigianalmente, con molti avviamenti di test, un ricorso continuo alla fotolito e alle modifica delle curve di riproduzione di lastra.

Tutti questi accorgimenti permettevano di raggiungere un prodotto di buona qualità senza garantirne la ripetibilità; quando le leve su cui si agisce sono molte e contemporanee, è poi difficile capire il perchè di un buon risultato, o riprodurlo esattamente nel caso di una ristampa. Quali strumenti possono aiutare a rendere industriale la produzione di questi prodotti? Tipicamente gli strumenti a bordo macchina aiutano a raggiungere facilmente le densità desiderate e una inchiostrazione omogenea del foglio, ma questo non basta di fronte a materiali con problemi di schiacciamento elevati e di non linearità in presenza di inchiostrazioni elevate. La soluzione sta nei sistemi per «linearizzare» le curve di riproduzione tonale e di riscrittura della separazione (repurposing), gli unici in grado di garantire un veloce raggiungimento della qualità richiesta. Sono queste le soluzioni che fanno la differenza per passare da un buon prodotto artigianale a uno industriale con la relativa riduzione dei costi che ne consegue. Nel resto dell’articolo affronteremo gli aspetti più tecnici, legati al materiale, e a come «normalizzare» il suo comportamento in stampa ripercorrendo la traccia di una possibile soluzione a tutta la problematica.

La strada seguita è stata quella di appoggiarsi a soluzioni software in grado di rendere il più veloce possibile l’analisi del materiale al fine di stabilire tutti i parametri da applicare alle lavorazioni che dovranno essere restituite su quel tipo di supporto.

Gli aspetti tecnici principali

La stampa moderna utilizza il concetto di retinare il tono continuo di un’immagine in piccoli punti (di dimensione variabile) che vengono poi trasferiti sulle lastre. Durante il processo di stampa l’inchiostro è applicato ai punti, ma non allo spazio che li separa. L’ampiezza dei punti e l’angolo del retino definiscono grandezza e distanza con cui essi sono poi disposti sulla carta, al fine di creare la sfumatura desiderata (punti più grandi e più vicini danno origine a un colore più denso in quanto ci sarà meno carta tra gli stessi). Quando l’inchiostro impregna la carta
si allarga lungo le fibre della stessa, modificando sia la forma dei punti sia la distanza tra gli stessi. Questo fenomeno detto del «dot gain» è più evidente sulle carte «uso mano».

La carta si ottiene trattando le fibre vegetali e viene classificata in base al suo contenuto in fibra e alle proprietà di superficie. Finitura (calandratura) e patinatura (in cui si usano caolino o carbonato di calcio) della pasta di cellulosa, forniscono alla carta le proprietà di superficie. Il processo di patinatura è quello che trasforma la carta naturale, «uncoated» o «uso mano», in carta patinata «coated». Altro parametro importante è il fattore di lucidezza o «gloss» che distingue le carte lucide (gloss) con fattore tra 50 e 80, satinate (silk) tra 20 e 40 e opache (matt) tra 10 e 20. Infine quando si parla di carta per la stampa si parla anche di grammatura. Questa è intesa come il rapporto tra peso di un foglio in «g» e la sua superficie espressa in «m2».

La stampa

Proprietà di superficie e grammatura influiscono sul come l’inchiostro reagisce a contatto con la carta, e quindi sulla riproduzione di un elaborato grafico. Quando si cerca di stampare utilizzando carte uso mano in prima battuta possiamo dire che il risultato finale sarà sfavorito dal fatto che tutte le alte luci appariranno più scure, mentre tutti i colori scuri si schiariranno, con una perdita netta di contrasto complessivo (riduzione dell’estensione tonale). Tecnicamente si usa dire che l’immagine risulta «piatta». Nello scegliere questo tipo di materiale, bisogna essere consapevoli che la precisione colorimetrica va sacrificata a favore di una maggiore qualità dell’elaborato finale in termini di pulizia, anche a discapito di un maggior dettaglio. Fattori critici possono essere l’uso del nero, il troppo sottocolore nei fondi pieni, la lineatura utilizzata nell’incisione delle lastre. Ulteriore aspetto da considerare è che lo spazio colore sulle carte uso mano è significativamente più piccolo rispetto allo spazio colore che si ottiene sulle carte patinate.

Materiali «uncoated»: che cosa tenere presente

Verifica delle curve di riproduzione tonale Le curve di riproduzione tonale definiscono il miglior compromesso in termini di linearizzazione delle scale dei colori primari in stampa. Per i colori CMK, le curve di riproduzione permettono di distribuire la luminosità in modo proporzionale tra il colore della carta e il pieno del primario. È possibile esaminare questo concetto anche in Photoshop, aprendo per esempio una scala a 21 gradini tra 0 e 100 per ogni colore primario (21 in quanto inseriamo anche il 5% e il 95%). Se settiamo Photoshop in colorimetrico assoluto rispetto al profilo Fogra 29 (cioè il profilo che rappresenta lo standard per la carta uso mano) e analizziamo con il cursore in Lab le varie scale, vedremo che la luminosità scalino per scalino si sposta di circa 2 punti (per «aprire» le alte luci e gli scuri sono inclusi anche il 5% e il 95% con lo stesso salto di luminosità). Il giallo (Y) fa eccezione a questa regola in quanto viene linearizzato lungo l’asse b (appunto quello del giallo) a passi di 4, per rendere meglio la differenza tra i vari scalini di un colore problematico dal punto di vista percettivo (la luminosità resta praticamente costante).

Quest’operazione di linearizzazione viene fatta sulla macchina da stampa controllando la curva di stampa, cioè il fenomeno del dot gain (guadagno del punto). La curva dovrà essere raggiunta scavando opportunamente le lastre in modo da far seguire alla macchina la curva teorica di linearizzazione. Per le carte uso mano la norma stabilisce di utilizzare per i colori (C, M, Y) la curva di riproduzione tonale C e per il nero la curva D (19,6 e 22.3% di dot gain sul 50%).

Analisi della Tac

Capire quanto aperta sia la struttura delle fibre della carta e la sua capillarità è fondamentale per «trattare» preventivamente i documenti, adattandoli alle caratteristiche di materiale finale. Sulle carte uso mano al crescere della Tac (Total area coverage) si accentua un comportamento non lineare del supporto. Non è semplice comprendere, se non tramite un’analisi degli stessi soggetti stampati a Tac differenti, i benefici che si ottengono, in termini di contrasto e di pulizia dello stampato, dalla riduzione della coprenza dei file in origine. Questa riduzione è possibile in modo automatizzato solo grazie a soluzioni di color management o di repurposing (Alwan, Oris, BinusScan, Gmg). Come regola generale possiamo dire che più un’immagine è ricca di inchiostro tra il 75% e il 100% (nella zona delle ombre) e più questa zona è grande, più l’immagine si «offusca». Inoltre la presenza di fondi a 4 colori su superfici molto estese può produrre macchie (nuvole) sullo stampato. Quindi anche la scelta dei soggetti a volte può essere critica, perché non tutti risultano adeguati per la stampa su questi supporti.
Spesso l’utilizzo di un Pantone per la realizzazione dei fondi risolve il problema. Questa sostituzione della quadricromia con un unico colore, tipica del mercato del packaging, spesso è una buona pratica anche sulla stampa piana, quando si utilizzano materiali molto complicati.

Scegliere le retinature

Se la carta ha alte percentuali di canapa, cotone o stracci, si consiglia di non utilizzare risoluzioni di stampa troppo elevate. Alta risoluzione implica dot gain più elevati che in alcuni casi può superare il 35%. Compensare tale comportamento complica la qualità della linearizzazione finale. La scelta della retinatura va fatta anche in funzione degli schiacciamenti che la struttura del materiale porta sulla macchina da stampa. Per essere prudenti su questi materiali si consigliano lineature non superiori alle 60 linee/cm. Con le carte adeguate comunque si possono usare lineature elevate con risultati molto accattivanti dal punto di vista del dettaglio e della «morbidezza» delle immagini in generale. Forma del punto e dimensione degli stessi sono altri parametri da tenere in considerazione, ricordando che il punto quadrato porta un miglior dettaglio, quello ellittico privilegia la morbidezza delle sfumature, mentre il punto tondo aiuta meglio a controllare il dot gain. Sul mercato si trovano molte soluzioni per linearizzare la stampa tramite le curve di lastra. Quasi tutte partono dall’individuazione delle densità massime (tipicamente quelle a cui si raggiunge la colorimetria per i primari indicata dalla norma Iso 12647). Individuate le densità, si stampa con lastre a 45° in modo da trovare lo specifico guadagno del punto a ogni retino di colore puro; questo risultato dipende dalle condizioni di macchina da stampa, dall’inchiostro e dalla carta.

Si calcolano le compensazioni per raggiungere la curva di linearizzazione ideale: nel mercato europeo si usano le curve di riproduzione stabilite dalla Iso 12647, per quello americano le curva per la densità neutra secondo quanto stabilito dal metodo del G7.
È un approccio che richiede diverse messe in macchina e parecchie misure di fogli per trovare i fogli ideali da cui ricavare i dati di stampa.


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Conclusioni

Abbiamo seguito gli aspetti tecnici per una possibile normalizzazione per le carte di tipo 4. «Normalizzare» significa garantire riproduzioni di qualità, sempre restando nell’ambito di uno stampato in cui comunque lo spazio colore dei soggetti preparati in prestampa viene ridotto dalle caratteristiche del materiale.

È altresì vero che su questi materiali, se si individuano soluzioni per far «asciugare» velocemente l’inchiostro evitando la sua penetrazione nelle fibre della carta, si può anche stampare a densità (quindi con saturazioni) dei primari superiore, raggiungendo un gamut più esteso. Ma in questo caso lasciamo alle sperimentazioni interne delle varie aziende l’individuazione della soluzione migliore.

In tal senso la tipologia dell’inchiostro gioca il ruolo principale. Quindi occorre verificare con i propri fornitori quali strade possono essere percorse. L’analisi del supporto al fine di conoscerne la porosità è il primo passo da affrontare per capire come rispettare i criteri di stampabilità, usando, per esempio inchiostri a essiccazione ancora più rapida di quelli standard consigliati per le carte uso mano.

Gli inchiostri standard asciugano principalmente per assorbimento da parte della struttura porosa della carta, mentre la parte rimasta in superficie si asciuga per ossidazione.

L’assorbimento implica comunque una riduzione della saturazione con conseguente riduzione dello spazio colore. ridurre l’assorbimento permette quindi di mantenere uno spazio colore più ampio.

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Aggiornato al 12 Gennaio 2011